domenica 23 giugno 2013

La Cambogia che ti lascia senza fiato

Ho girato diciamo abbastanza la Cambogia tra vivere quotidianamente la capitale Phnom Penh e la sua dinamicità, le bellissime spiagge di Sihanoukville e le suo isole, le risaie di Takeo, i paesaggi della campagna cambogiana. Dovunque si trovava un piccolo tempio o meglio una delle tante pagode. Quindi posso dire che ero più o meno abituato a questo tipo di paesaggio; fino a che, non sono andato ai templi di Angkor.
I templi di Angkor si trovano a una decina di chilometri dalla seconda città della Cambogia, Siem Reap, popolosa città oramai molto turistica vista la sua vicinanza a questi templi tanto da avere addirittura un aeroporto internazionale.
Prima di venire qui in Cambogia ammetto di non aver mai sentito parlare di questi templi di Angkor ma a quanto pare più del 80% dei turisti che vengono in Cambogia è proprio per visitarli. Sono patrimonio dell'UNESCO e considerate una delle meraviglie del mondo (confermatissimo) e la più estesa superficie "religiosa" del mondo. Infatti i templi di Angkor si estendono su una superficie enorme proprio perchè i vari templi sono sparsi in un'area immensa e in mezzo alla natura selvaggia della giungla.
Proprio per assaporare a pieno questi templi ho deciso di visitarli con una mountain bike per sentirmi più "parte" del contesto. La mattina la sveglia è suonata alle 3.30 per fare colazione e percorrere i 20 km che mi separavano dal tempio imperdibile all'alba:  l'Angkor Wat. Appena arrivato l'emozione è stata unica grazie anche all' "antipasto" dell'arrivo in bici: un percorso d'arrivo su una strada in mezzo agli alberi e di colpo un monumento (davvero non so come descriverlo, se come castello, edificio, tempio) enorme, potente,  circondato da tanta acqua e tanta natura si apre davanti ai miei occhi. Una foto non può rendere l'idea e soprattutto l'emozione che si prova di primo impatto. L'Angkor Wat effettivamente con i colori dell'alba assume un aspetto magico.

Dopo un intenso tour all'interno del tempio (immenso, come tutti i templi di Angkor), ho continuato il mio percorso in bici attraverso i numerosi templi che si susseguivano tra la natura incontaminata e il sole che cominciava  a scaldare. Tra questi due mi hanno particolarmente colpito: il Bayon e il Ta Prohm. Il primo ha una struttura strana che non riuscirò mai a descrivervi (questo vale per tutti) perchè sono templi a cui non siamo "abituati"; per i più curiosi meglio che vi guardiate le mie foto su facebook o li cerchiate su google, magari condita da un'approfondita spiegazione storica e antropologica, visto che non è il mio mestiere ne l'obbiettivo di questo post. Come dicevo la particolarità del Bayon è di avere raffigurata su tutta la sua struttura una moltitudine di facce sorridenti che in qualsiasi punto ci si trovi c'è un viso che ti fissa e diciamo che ti "sorride" (molto opinabile). Ma la struttura del Bayon e questa sua particolarità mi ha lasciato una emozione mix di magia e di mistero. Indescrivibile.

Il secondo tempio che più mi ha colpito è quello del Ta Prohm, famoso per essere stato sede del set del film "Tom Raider" con Angelina Jolie. Questo tempio è il mio preferito perchè forse racchiude meglio il concetto di simbiosi tra storia e natura. Si tratta soprattutto di resti di questo tempio che nel corso degli anni sono stati "scossi", "sconvolti", nel senso di pezzi della struttura crollati o pericolanti, dalla forza della natura con le radici di alberi secolari che si sono fuse col tempio in un mix bellissimo e incredibile. Vedere questo tempio dal vivo, toccandolo, vedendo le radici in mezzo alle pareti, muri crollati per la forza dei rami, ti fanno capire cosa significa la forza della natura.

Il tour è durato tutta la giornata perchè i templi erano tantissimi e sparsi per una grande area e nemmeno li ho visti tutti ma diciamo che i principali non me li sono persi. Ho percorso in bici ben 50 km e camminato molto. E' stata diciamo una impresa dal punto di vista fisico visto anche il caldo ma vi giuro la bellezza di questi templi mi spingeva a non sentire la fatica e continuare. Visitando questi templi ho provato emozioni uniche: ogni pedalata, ogni camminata significava rimanere meravigliato e con la bocca aperta dalla bellezza magica e misteriosa di questo posto. Eppure nel mondo ne ho visto di posti magici come le piramidi in Messico, i massi di Stonehenge, tutti i giorni a Roma c'è un museo a cielo aperto, in Italia siamo abituati a luoghi di culto, resti storici come Pompei ma l'effetto dei templi di Angkor non me l'ha mai fatto nessun sito al mondo (per il momento). Forse perchè per la prima volta in vita mia ho visto cosa significa unire e fondere nello stesso tempo la storia, il culto e la forza della natura di un popolo e di un paese mescolati in una simbiosi perfetta, magica e misteriosa.
Tutto ciò non fa altro che confermare ancora una volta di quanto sia bello il mondo, quanto sia bello viaggiare e scoprire ed emozionarsi scoprendo posti magnifici ed inaspettati. Si può viaggiare tantissimo ed essere stati in tanti paesi ma il mondo sarà sempre troppo grande per noi e per poterlo visitare tutto ma il bello è proprio questo: lo stimolo a non fermarsi mai e spingersi sempre verso un posto o un luogo non visitato e lasciarsi emozionare dal piacere della scoperta.
Non stancatevi mai di viaggiare: è l'unica maniera per sentirsi sempre vivi e con stimoli continui e soprattutto arricchirsi sempre di più.

domenica 16 giugno 2013

L'aspetto sociale di una birra cambogiana e un po' di musica.

Quante volte vi siete fermati a pensare a cosa significhi la felicità e come si possa a rappresentarla?
Io dopo la giornata di ieri qui in Cambogia la rappresenterei con una (o forse di più) birra e un po' di musica.
Basta così poco per creare la felicità?
In Italia forse no ma qui in Cambogia sì. Sì perchè qui il materialismo non è fondamentale, le condizioni economiche non floreali non permettono di pensare troppo ai soldi e alle cavolate quotidiane, la durezza del sacrificio e del lavoro spingono a godersi in maggiore ampiezza i piccoli aspetti di felicità quotidiani. Cosa che noi (e anche io) non siamo abituati. Qui la felicità è condivisione senza distinzioni sociale, razziale, caratteriale. Qui non importa se sei simpatico o antipatico: se c'è l'occasione di creare un momento di felicità tutti contribuiscono direttamente o indirettamente. Qui non importa se io ho in tasca un Samsung S2 e tu un misero Nokia vecchissimo: si beve, si balla e ci si diverte insieme, indistintamente da tutto.

Ieri nella fabbrica dove svolgo il mio stage c'è stata una festa a pranzo con tutti gli operai e le loro famiglie ed è stata una delle feste più belle,divertenti e profonde della mia vita (e non solo per l'alcol). Ho bevuto, scherzato, riso,  ballato fino allo sfinimento tutta la giornata e non mi sono mai divertito tanto con persone con cui ho ancora difficoltà a comunicare. Nonostante ciò, la mia felicità sprizzava da tutti i pori. E anche la felicità dei cambogiani. Per loro che sono abituati ad essere il più delle volte disprezzati o meglio comandati dai Barang ricchi e potenti, vedere un Barang così divertito, così felice di stare con loro e di condividere la felicità con loro, così premuroso nel dargli le giuste attenzioni è qualcosa di incredibile ed emozionante che ripagano solo attraverso un sorriso così vero e felice che mi fa sentire uno degli uomini più ricchi del mondo.
La differenza sociale purtroppo esisterà sempre nel mondo. In un futuro forse non sarà più in Cambogia ma esisterà in qualche modo sempre. Come combatterla al 100% non lo so. Quello che so è che una birra e un po' di musica può regalare momenti di felicità intensi e inaspettati per il povero Cambogiano e soprattutto al "ricco" Barang eliminando tutte le differenze sociali e culturali esistenti.

Probabilmente con le mie parole non sono riuscito ad esprimere la mia idea di felicità che ho provato ieri.
Forse con questa foto, in cui non appare nessuna differenza sociale, economica, culturale (si balla e basta), di età, di razza e di religione, rendo meglio il mio concetto: sono felice ed è bello rendere le persone felici con la propria felicità.