mercoledì 27 marzo 2013

Only a smile

Sono pochi giorni che mi trovo a Phnom Penh, la capitale della Cambogia e girando per la città posso già riflettere su vari aspetti della vita cambogiana che mi hanno colpito. E' difficile descrivere il tutto in un post, dovreste venire qui per capirlo. Qui tra un caldo torrido di 40 gradi, un ricco cambogiano corrotto che va in giro col suo SUV, una povera donna che chiede l'elemosina al mercato, una bella prostituta del locale che ti si butta addosso manco fossi Brad Pitt, un ragazzo che ti chiede se ti serve un passaggio in motorino per meno di un dollaro, la vita cambogiana va avanti con un incredibile equilibrio nonostante la povertà, le disuguaglianze.Tutto continua come se la miseria non esistesse o comunque se non fosse un male, come se facesse parte della loro vita. Non posso descrivervi la Cambogia dopo solo tre giorni, non voglio ne posso permettermelo, peccherei di arroganza ma quello che più mi ha colpito di questo paese è il sorriso dei cambogiani. Tutti i cambogiani ti sorridono: il ricco, il poliziotto, il mendicante, la signora che cucina per strada, il guidatore del tuk tuk, la vecchia senza denti, la bambina che dorme su un cartone per strada. Tutti i cambogiani soprattutto quelli che non hanno nulla ti fanno il loro regalo più grande: il loro sorriso. Un sorriso bello, vero, profondo, contagioso che se già domani tornassi domani sarebbe il ricordo più bello e vero della Cambogia.
E quindi mi fermo e mi domando: ma noi italiani quante volte sorridiamo? Non ci si può discutere dietro le "scuse" della crisi, l'economia, i soldi, i pensieri perchè la prima risposta sarebbe: i cambogiani che dovrebbero fare allora? Piangere tutto il tempo?
Sorridiamo di più durante la nostra giornata, al lavoro, all'università, nel traffico. Sembriamo sempre arrabbiati con tutti e contro il mondo ma gli altri che ci hanno fatto? Nulla! Ma se una persona mangia vicino a noi nemmeno un sorriso mentre qui in Cambogia puoi mangiare insieme a sconosciuti e un sorriso non è negato a nessuno, nessuno ripeto. Quante volte mi sono ritrovato all'università con gente che magari conosci o ci hai parlato ma poi quando ti rivede non ti degna nemmeno di un saluto. Io ho sempre mandato un sorriso, gratuito e semplice, a volte senza essere ricambiato. Non lo dico con rancore, anzi. Ma vivendo qui penso che un sorriso in più possa solo fare bene e ci faccia dimenticare per un semplice secondo i nostri problemi (quali problemi rispetto alla miseria che a volte, non sempre, vedo qui).
Iniziamo a farlo tutti: nella nostra quotidianità, con gli sconosciuti, in mezzo al traffico. Non costa nulla. Provateci.
E se proprio non ci riuscite, venite qui in Cambogia e cambierete subito idea. 
Parola di un sorridente convinto.

sabato 9 marzo 2013

Only you can free yourself

Nelle discussioni universitarie, nelle serate al pub con gli amici si finisce sempre per "filosofare" sulla vita.
In queste discussioni si finisce per parlare del fine ultimo della vita, su come viverla, se siamo felici e soddisfatti oppure no, del modo in cui potremmo cambiarla.
E proprio su questo ultimo punto che vorrei soffermarmi prendendo spunto da un video che mi ha linkato un mio carissimo amico dopo una discussione sulla "vita".
Il video è della canzone "I could be the one" della coppia di dj Avicii e Nicky Romero. Tralascerei il discorso musicale che può piacere oppure no perchè stavolta vorrei focalizzare la vostra attenzione sul video (che dovete naturalmente prima vedere e poi continuare a leggere).

http://www.youtube.com/watch?v=bek1y2uiQGA

Premessa principale: il video è molto fetish e a tratti immaturo.
Infatti ciò che c'è da cogliere in quel video sono solo due momenti: quando davanti all'offerta sul computer dell'agenzia "self-help: only you can free yourself" la donna clicca su "take back your life" e quando viene investita all'uscita dal camion che si chiama (ironicamente) "2late". (Troppo tardi).

Vedendo quel video ho pensato a quante persone (e molte purtroppo le conosco) hanno paura di cambiare, di riprendersi la propria vita. Molte di queste persone sono quelle che si lamentano della quotidianità, dei giorni sempre uguali, di frequentare sempre gli stessi posti e persone. Quante ne conoscete? Tante. E molte non fanno nulla per cambiare. Alcune non cambiano perchè gli piace in fondo lamentarsi ma stanno bene così nella loro situazione. Altre non cambiano per paura, quella paura del vuoto, del futuro incerto, di rimanere sole.
E chi sarei io per giudicare (direte voi)?
Anche io facevo parte di questo tipo di pensiero.
Ero fidanzato, mi sentivo felice e innamorato; poi col tempo mi resi conto che non era così, che mi mancava qualcosa, non ero io al 100% ma non capivo dove e quale era il problema. E ho proseguito per un po' di tempo con questo disagio pensando fosse un momento passeggero e quando gli amici sentivano le mie lamentele mi dicevano: prova a cambiare qualcosa, fai qualcosa di alternativo, un viaggio. Pensandoci mi resi conto che sapevo qual era il mio problema: non ero più felice con la persona con cui stavo ma non per colpa sua, ero io il colpevole; consapevole che ero felice ma non era lei la donna con cui volevo stare, avevo 22 anni e avevo l'opportunità di trovare la mia strada. Ma avevo paura di cambiare. Tanta. Ma alla fine ho schiacciato il bottone "take back your life", con paura. Ho rischiato, ho sofferto, ho fatto soffrire ma il mio furgone con scritto "2late" non è passato. L'ho schivato in tempo. E da lì ho imparato a capire dove era il "segreto" per sentirsi sempre bene, felici, soddisfatti e soprattutto per non rischiare di esssere "investiti".
Appena uno si sente a disagio chiedersi cosa è che non va, guardarsi intorno, mettere in discussione anche le più grandi certezze.
Siamo (sono) giovani (e).
Abbiamo il tempo per cambiare la nostra vita, per addrizzare la nostra rotta, risistemare la nostra bussola, riadattarci. Ma dobbiamo trovare la forza e il coraggio di farlo.
Ci sono persone che stanno con la stessa fidanzata perchè "ormai sono anni che stiamo insieme, se ci lasciamo che fine facciamo entrambi, dove andiamo a finire?".
Ci sono persone che fanno lo stesso lavoro da una vita e pur non essendo felici, non provano a guardarsi intorno, a cercarne un altro che ci dia più soddisfazioni e gratificazioni, trovare un'attività che ci faccia sentire vivi, fare un corso che ci piace.
Ci sono persone così perchè alla fine si "accomodano" sulla vita, nel senso che nonostante quel pizzico di infelicità, la comodità della quotidianità e della certezza se la tengono ben stretta. Nella speranza però a questo punto di non rendersene conto in ritardo come la donna del video e che sia davvero troppo tardi.

La vita è una sola e siamo noi gli artefici principali della (nostra) rotta quindi usiamo la (nostra) bussola nella giusta direzione: alla ricerca della (nostra) felicità.